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“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” Questo è il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che oggi compie 60 anni. Era il 10 dicembre 1948 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite promulgò, per la prima volta nella storia dell’umanità, un documento che riguardava tutte le persone del mondo senza distinzioni e che riconosceva l’esistenza di diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo.
Promossa dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Dichiarazione dei Diritti Umani ha avuto come primo obiettivo la condanna di genocidi, come quello avvenuto durante la 2ª Guerra Mondiale, ed ha anticipato la promulgazione di convenzioni internazionali contro la discriminazione razziale e di genere o sulla difesa dei diritti dell’infanzia.
La Dichiarazione, ricordano oggi le Nazioni Unite, è universale e riguarda tutti i valori di base, come la dignità umana, il diritto alla vita, al giusto processo, all'asilo politico, alla proprietà, all'istruzione, alla libertà di pensiero e di espressione, alla condanna della tortura e della schiavitù e deve essere applicata a tutte le persone in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento.
Ma purtroppo la realtà delle cose è molto diversa. Più di 900 milioni di persone al mondo soffrono la fame. Inoltre i numerosi conflitti armati, che obbligano le popolazioni civile agli esodi, il traffico di esseri umani, gli abusi sessuali, la pena di morte sono solo alcuni esempi delle continue violazione dei diritti umani che ancora oggi continuano in numerosi paesi.
“Dignità e giustizia per tutti” questo è il tema di questa Giornata Internazionale sui Diritti ed Amnesty International ha reso pubblici alcuni dati allarmanti sulla situazione: nel 2007, 1.252 persone sono state giustiziate in 24 Paesi, si sono perpetuate torture e maltrattamenti in 81 paesi, 854 milioni di persone soffrono la fame e 1.100 milioni non hanno una alloggio dignitoso.
In questo scenario la nostra associazione, oltre ad informare e denunciare sulla situazione che la popolazione più vulnerabile è costretta a vivere, lavora in progetti che promuovano lo sviluppo integrale, l’accesso all’educazione, il miglioramento ai servizi sanitari o l’alfabetizzazione delle donne.
E’ chiaro che in questo processo dovrebbe esserci parallelamente anche un forte impegno politico da parte di tutti i paesi e le parole della segretaria generale di Amnesty International, Irene Khan, sono esplicative: «E’ arrivato il momento che i governi riparino a decenni di fallimenti nel campo dei diritti umani e diano seguito alle loro promesse»
Foto: Famiglia di sfollati a causa del conflitto armato a Tumaco, Colombia. (Juan Díaz/Global Humanitaria) |