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Foto: sinistra, i disastrosi effetti del ciclone a Sunderbans. a destra, la popolazione rifugiata nel Centro di Salute di Kumirmari. (Global Humanitaria/BSSK)
Il ciclone Aila ha colpito la costa del Bengala Occidentale dell’ India ed i distretti costieri del Bangladesh lo scorso 25 maggio. Il vento ha raggiunto i 100 km orari ed ha distrutto tutto quello che ha incontrato sulla sua strada. Si parla di almeno 200 morti e un milione di sfollati. Migliaia di persone hanno perso la casa. Danni anche a strade, ferrovie e infrastrutture. Alcune aree restano ancora inaccessibili ai soccorsi.
Dopo il passaggio del ciclone dieci lavoratori di BSSK/Global Humanitaria si sono prontamente recati a Sunderbans, una delle zone più colpite dalla catastrofe, per far fronte all’emergenza e portare alimenti, medicine e disinfettanti. Hanno potuto constatare l’enorme entità della tragedia: l’acqua del mare ha totalmente invaso le isole, distruggendo i raccolti di quest’anno e compromettendo quelli degli anni a venire.
La tormenta, accompagnata da piogge torrenziali, ha trascinato il bestiame fino al delta del fiume. I cadaveri degli animali oltre ad avere un odore insopportabile, stanno provocando i primi casi di infezioni da colera, dissenteria, febbre ed altre malattie. I medici di Global Humanitaria/BSSK stanno lavorando contro il tempo per cercare di arginare il più possibile gli effetti del ciclone.
La maggior parte delle scuole di Global Humanitaria sono ancora in buono stato, anche se una è stata distrutta dal vento e due sono rimaste senza tetto. Il Centro Educativo di Mridha Para è diventato un centro di rifugio per molte famiglie.
Nell’isola di Kumirmari, durante il ciclone, molti degli abitanti hanno cercato riparo nel Centro di Salute di BSSK/ Global Humanitaria ma le pareti non hanno resistito alla furia dell’acqua ed hanno ceduto. Non si conosce con certezza il numero dei deceduti nell’isola né quante persone hanno abbandonato le loro case in cerca di zone più sicure.
Global Humanitaria/BSSK ha distribuito alimenti alla popolazione che si è rifugiata nel centro di salute, nella scuola di Mridh Para e nelle zone vicine. Ora dobbiamo cercare di raccogliere più aiuti, soprattutto di cibo, e portarli in altre parti dell’isola dove, per il momento, la nostra equipe non ancora potuta arrivare.
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